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Archivio Dicembre 2005

La malattia cistica idatidea da Echinococcus granulosus

25 Dicembre 2005 Commenti chiusi

La malattia cistica idatidea da Echinococcus granulosus

http://www.antropozoonosi.it/Malattie/echinococcosi/granulosus.htm

CISTI ARACNOIDEE SPINALI

http://hal9000.cisi.unito.it/wf/Specialist1/Abbiamo-le/ABBIAMO-LETTO-PER-VOI-ott.nov.-2003.doc_cvt.htm

Gli specchi di Archimede

24 Dicembre 2005 Commenti chiusi

Gli specchi di Archimede

Alessandro Grimaldi

?Infine bruciò l?intera flotta in modo stupefacente.

Rivolgendo uno specchio piatto e sottile verso il sole,

ne concentrò i raggi sulla sua superficie,

si bruciò l?aria attorno e si fece una gran fiammata

che diresse verso le navi ancorate, distruggendole?
(Zonaras, Epitome 14.3).

Lo storico bizantino Zonaras narra, che, durante l?assedio di Siracusa nel 213 a.C., Archimede, distrusse la flotta romana del generale Marcello con l?ausilio dell?energia del sole1. Per mezzo di uno specchio concavo formato da centinaia di scudi metallici che riflettevano i raggi del sole, Archimede concentrò l?energia solare sulle navi nemiche incendiandole. Plutarco aggiunge che i Romani, spaventati dal fuoco che non veniva da una fonte visibile, credettero di stare lottando contro gli Dei2.

Questi avvenimenti affondano le radici più nel mito che nella scienza; ai tempi di Archimede l?ottica3 e la tecnologia non permettevano ancora di produrre effetti devastanti come quelli descritti e ma erano in grado, per esempio, di arrecare gravi danni all?equipaggio. Essi testimoniano però la suggestione che l?energia solare e la sua collimazione incutevano fin dai tempi antichi e la consapevolezza del potenziale energetico derivante dalla concentrazione dei raggi solari.

Analogamente alle suggestioni di Archimede, la moderna energetica solare-termica sfrutta la collimazione, per mezzo di specchi idonei, della radiazione solare per la produzione di energia. I raggi vengono orientati in modo da aumentare l?energia interna e quindi la temperatura di un mezzo fluido; il calore così generato, può essere usato in un ciclo di potenza, ad esempio tramite turbine a gas o a vapore, per produrre energia elettrica. Il calore è ceduto al ciclo (formando vapore) da un processo di scambio di calore tra due mezzi, anziché generato direttamente dalla combustione come nelle centrali da combustibili fossili.

Il calore raccolto durante il giorno, viene stoccato negli appositi accumulatori in materiale ceramico, con miscele di sali a cambiamento di fase, sali fusi, ma anche, nei primi impianti, oli diatermici e pietre. In questo modo il calore può essere estratto per azionare le turbine anche nelle ore di non irraggiamento o semplicemente accumulato per ridurre il transitorio termico per portare a regime l?impianto il giorno successivo. L?efficienza dello stoccaggio può essere incrementata sfruttando le tecnologie sviluppate per ridurre gli scambi di calore per di liquidi criogenici.

Le dimensioni dell?impianto, e di conseguenza i costi, sono inoltre minori rispetto agli impianti a combustibili fossili, giacchè il serbatoio deve avere una capacità necessaria a sopperire le variazioni giorno/notte o le variazioni meteorologiche giornaliere, mentre negli impianti convenzionali la capacità deve essere tale da garantire il funzionamento dell?impianto tra due cicli di riempimento di combustibile (mesi).

Schematicamente i principali elementi che caratterizzano una centrale solare termica sono:
il sistema collettore-ricevitore/concentratore;
il sistema per il trasporto di calore;
il sistema per lo stoccaggio;
il sistema per la trasformazione dell?energia, (mutuato dalle centrali tradizionali).

Il ?collettore-concentratore?, è un dispositivo che raccoglie e convoglia la radiazione solare verso un ricevitore ed è il componente principale dell?impianto. In relazione alla geometria e alla disposizione del concentratore rispetto al ricevitore si distingue in: I) parabolico lineare a disco, II) a torre centrale, III) parabolico lineare:

I) Il sistema consiste in un disco parabolico che riscalda il fluido vettore posto nel punto focale del riflettore. E? una tecnologia per impianti di piccole dimensioni e relativamente costosa, adatta per i bisogni energetici di piccole comunità remote o decentrate. Si raggiungono temperature del fluido vettore elevate (> 1000°C) che consentono il suo possibile utilizzo in impianti per la produzione di idrogeno, dalla dissociazione dell?acqua. In prospettiva, questo è il principale interesse verso questa tecnologia: in ambito europeo dal 2002 l?hydrogen economy e? diventata uno dei pilastri della politica energetica sostenibile dell?UE4 riconoscendo l?unicità dell?idrogeno sia come combustibile pulito che come vettore energetico ad alta efficienza. Attualmente l?apporto di energia esterno necessario per la produzione di idrogeno e? il punto debole della tecnologia. L?uso di combustibili fossili propone i problemi di emissione di CO2, mentre la via elettrolitica necessita 1.5 volte l?energia che si ottiene dalla sua combustione. Insieme alla produzione da biomasse, il solare termico a concentrazione può rappresentare la tecnologia più pulita e vantaggiosa economicamente per la produzione di H2.

Figura 1: Concentratore parabolico a disco

II) Il sistema si basa su una griglia a forma circolare di specchi a inseguimento solare (eliostati), che concentrano la radiazione su un ricevitore centrale posto in cima ad una torre, dove avviene il trasferimento di calore al fluido vettore. Questa tecnologia si adatta per centrali ad alta potenza da 200MW, ed è compatibile con ambienti urbani, ad esempio posti sul tetto di grossi edifici o estese aree di parcheggio.

Figura 2: Concentratore a torre centrale

III) Il sistema parabolico lineare (SEGS) è attualmente la tecnologia solare termica più matura. I collettori parabolici concentrano la radiazione su ricevitori tubolari posti sopra di essi, dove un fluido è riscaldato a circa 400°C dal trasferimento termico e usato per produrre vapore surriscaldato.
Impianti a concentratori parabolici lineari hanno dimostrato la loro convenienza commerciale, è stato ipotizzato, a seguito di un aggressivo piano di ricerca e sviluppo, una diminuzione del costo dell?elettricità prodotta dagli attuali 0.104$/KWh a 0.04 $/KWh.

a)b)
Figura 3 Concentratore parabolico lineare (SEGS), a), centrale SEGS nel deserto del Mojave, Nevada, US, part. b)

SVILUPPO DEL SOLARE TERMICO

Lo sviluppo delle moderne tecnologie a concentrazione ha avuto inizio al pari di altri sistemi per lo sfruttamento di energie rinnovabili, nella prima metà degli anni ?70 a seguito della crisi petrolifera del 1973. Un?iniziativa dell?agenzia internazionale dell?energia (IEA) diede vita ad un programma di studio su larga scala per la produzione di energia elettrica solare per via termodinamica. Nacquero così in varie parti del mondo alcune piattaforme tecniche, che si sono evolute in seguito in basi di sperimentali sul solare termico e sulla fisica delle alte temperature, senza puntare ad uno sfruttamento su vasta scala.

In Europa le aree sperimentali ?storiche? dedicata a questo settore di ricerca sono: la Plataforma solar de Almeria(Spagna), l?area sperimentale della DLR, Colonia, Germania; il forno solare, CNRS di Odeillo, Francia, il Paul Sherrer Institute di Villigen, Svizzera5. L?Italia, prima dei recente programmi di sviluppo, si era disimpegnata quasi totalmente dal settore, con l?eccezione di esperienze estemporanee come l?impianto Eurelios di Adrano, Sicilia, 1980-85, mantenendo durante gli anni ?90 solo un osservatorio tecnologico da parte dell?ENEL.

Agli inizi degli anni ?90 il ?solare termico? costituiva una tecnologia ed un?industria in crescita. Nel 1990 era stata avviata la costruzione del nono impianto al mondo di tipo SEGS in California da parte della società israeliana Luz. La capacità installata in questo tipo di impianto era di 345 MW, ed il costo per KWh prodotto meno della metà del costo del 1984 che era ari a 0.24$6.

Un cambio nella politica di incentivazione alle energie rinnovabili ha poi determinato un arresto dello sviluppo di queste tecnologie. In particolare negli Stati Uniti, il Department of Energy (DOE) tagliò i fondi per questa fonte considerando la quota di ricerca nazionale (sviluppata presso i laboratori del National Renewable Energy, Sandia) troppo piccola rispetto alla controparte israeliana della Luz. La tecnologia SEGS, seppur promettente, era finanziariamente conveniente solo per rimpianti di 40-50MW di capacità, necessitava, inoltre, di un elevato investimento iniziale. A seguito quindi del nuovo assetto normativo questi impianti divennero economicamente poco convenienti, fino al fallimento della Luz.

Limiti della tecnologia attuale

La limitazione principale è dovuta alla variabilità di irraggiamento solare causata da: i) cause accidentali di breve durata (fenomeni nuvolosi casuali); ii) alternanza giorno-notte; iii) cattive condizioni atmosferiche; iv) variazioni stagionali dovuti al ciclo annuale. Queste variazioni richiedono uno stoccaggio di calore di qualche ora per i) e ii), qualche giorno a seconda delle località per iii), o sono difficili da compensare per iv).
Lo stoccaggio dell?energia per una produzione continua di elettricità indipendente dalle condizioni di irraggiamento assume, quindi, un?importanza rilevante per lo sviluppo della tecnologia. Lo stoccaggio sottoforma di calore, in cui un mezzo adatto solido o liquido isolato è mantenuto ad alta temperatura per un certo periodo, si è dimostrato più efficiente rispetto a quello chimico (in cui l?energia è conservata sotto forma di energia chimica, in seguito rilasciata per ossidazione). Lo stoccaggio termico è perfettamente reversibile, semplice, economico, ha un?efficienza del 99%, ed ha un basso impatto ambientale nei moderni impianti solari.

La complessa questione dell?inseguimento del sole è stata affrontata già da tempo, sono così attualmente disponibili dei sistemi di inseguimento solare in grado di ruotare gli specchi e garantire alto irraggiamento durante tutto il ciclo solare e ad elevate latitudini. Questi sistemi sono stati concepiti sfruttando l?ottica classica unita all?ottica senza immagini, disciplina che, nata negli anni ?60 nel campo della fisica delle particelle, studia il trasferimento di una radiazione da una sorgente a un target. Lo sviluppo dei ?concentratori non focalizzanti? ha permesso di progettare impianti compatti, più versatili ed efficienti, con un?efficienza di tre o quattro volte maggiore.
Importanti progressi sono stati compiuti inoltre grazie all?utilizzo di materiali innovativi, mutuati da altre applicazioni. Questi materiali con migliori proprietà funzionali (elevata riflettanza, inerzia, bassa densitá, refrattarietà, etc..) rispetto ai materiali convenzionali, hanno aumentato l?efficienza del processo in tutti gli stadi di trasferimento energetico. Ad esempio, lo sviluppo di materiali isolanti innovativi ha permesso la progettazione di ricevitori operanti a temperature di 1000°C-2000°C. Una grossa spinta infine è stata fornita anche dai progressi ingegneristici per ottimizzare le varie geometrie d?impianto e l?efficienza dei suoi componenti.

Intensi studi sono condotti per sviluppare il ?solare termico?, al fine di un suo sfruttamento commerciale. Sulla base del prezzo di mercato dell? energia elettrica e della densità di energia termica (Eeff=5.89 GJm-2 ) raccolta annualmente da un impianto solare, si stima che il costo annuale dell?impianto, comprensivo di ammortamenti, non debba superare i 30 $m-2 (5.89 [GJm-2 ]x 5 [$GJ-1] ~30 [$m-2]). Attualmente, i costi produttivi sono superiori e la loro diminuzione deve passare principalmente attraverso lo sviluppo del sistema collettore-ricevitore, del sistema di trasferimento di energia.

Prospettive positive di sviluppo del settore, sono state confermate in occasione della Global Conference on Solar Power tenutasi nell?Ottobre 2003. In particolare l?integrazione con gli impianti a ciclo combinato ed il loro sviluppo permetteranno costi di produzione di 7cent/$ per kWh e di 5 cent/$ a medio termine.
Il solare a concentrazione è presentato come una tecnologia globalmente pronta al decollo in grado di coprire il 5% della domanda mondiale di energia elettrica nel 2020. L?attuale potenza installata a livello mondiale è di circa 3500 MW, ma supererà 5000 entro il 2015; in seguito le previsioni parlano di un installato annuale di 4500 MW per superare i 20000 MW complessivi entro il 2020.

Progetti di scala commerciale sono stati avviati in paesi mediterranei ad alta insolazione come Grecia, Spagna, Algeria, Marocco, Egitto, Israele ed in nazioni che dispongono di ampie zone desertiche come USA, Messico, India ed Iran.
Negli Stati Uniti il DOE, nonostante queste positive previsioni sul futuro del solare termico a concentrazione, continua a mantenere la sua posizione ostile, sulla base delle conclusioni del National Research Council che, invece, boccia il solare termico anche a fronte di grossi investimenti.
E? stato annunciata, tuttavia, anche senza l?appoggio del DOE, l?approvazione di un grande impianto solare termico nell?Eldorado Valley, Nevada, di 50 MW di potenza, da realizzarsi entro il 2005, realizzato dalla Solargenix Energy (già Duke Energy). La realizzazione è frutto della nuova politica energetica del Nevada, che prevede che le società elettriche operanti nel suo territorio debbano produrre una certa percentuale da fonti rinnovabili, percentuale che aumenta del 2% ogni 3 anni fino a raggiungere il 15% dell?energia totale venduta. Di questa quota la frazione di energia solare deve essere almeno del 5%.

Contesto italiano, la centrale di Priolo

L?Italia si è recentemente indirizzata strategicamente allo sviluppo del solare a concentrazione motivando questa scelta con la facilità di avvalersi di tecnologie già consolidate in Italia (come la generazione di elettricità con da centrali termoelettriche, l?utilizzo di reazioni industriali endotermiche) e con lo sfruttamento di una fonte rinnovabile di energia geograficamente favorevole nel Paese.

L?ENEA, congiuntamente con l?ENEL, ha, difatti, avviato il Progetto Archimede, relativo all?integrazione di un impianto termico solare presso la centrale ENEL di Priolo Gargallo in provincia di Siracusa (già recentemente convertita da centrale ad olio combustibile a centrale a gas a ciclo combinato). L?integrazione della parte solare nell?impianto convenzionale, porterà ad un incremento di circa 20 MW della potenza di impianto e la produzione raggiungerà i 65GWh/anno.
L?impianto sarà realizzato nell?arco di tre anni, il tutto a frutto di un investimento di 40 milioni di euro, coperti al 40% da finanziamenti statali, di cui 10 per la riconversione della centrale. Sono stimati 7/8 anni per il ritorno del capitale investito, avvalendosi in tale stima dell?ipotesi di utilizzare i certificati verdi per la vendita dell?energia prodotta.

In questo contesto l?ENEA ha puntato sulla tecnologia degli impianti parabolici lineari ricercando miglioramenti all?attuale tecnologia, seguiti tramite prototipi e simulazioni, Un impianto dimostrativo di 4 MW di potenza, è in costruzione a Specchia (LE).
I progetti di ricerca hanno seguito le seguenti direzioni:

Il miglioramento del collettore, tramite lo sviluppo un nuovo sostegno meccanico degli specchi parabolici basato su una struttura curvilinea di alluminio a nido d?ape, racchiusa tra due strati di acciaio interno ed esterno. Questo tipo di struttura è ispirata da applicazioni nautiche e aeronautiche,applicazioni in cui è richiesto un elevato rapporto tra resistenza meccanica e peso della struttura. Nella parte interna è posto un multistrato vetro/argento che riflette la radiazione solare.
Lo scopo di questa innovazione è il miglioramento della stabilità meccanica agli stress torsionali generati duranti le condizioni operative (i.e. distorsione dovuta all?azione del vento), che cambia l?efficienza ottica dell?impianto. La scelta di questi materiali consente proprietà ottiche stabili, costi relativamente bassi, l?utilizzo di collettori più leggeri e di minor spessore.

La ricerca sul ricevitore ha visto l?introduzione di un nuovo materiale di rivestimento, per migliorare l?assorbimento radioattivo e ridurre le perdite di calore. Il rivestimento sviluppato ha dimostrato proprietà ottiche molto vicine a quelle ideali: trasparente nella regione dello spettro solare e riflettente nella regione infrarossa. Le altre caratteristiche essenziali ricercate sono l?inerzia chimica, la stabilità meccanica, i bassi costi e la facilità di produzione. E? allo studio la possibilità di graduare le proprietà del rivestimento lungo il tubo di passaggio del fluido per ottimizzarle alle diverse temperature incontrate.

La sostituzione dell?olio minerale come fluido termovettore, dei sistemi SEGS, fluido tossico ed infiammabile, con fluidi metallici basati su miscele di sali fusi di sodio e potassio. Tali sostanze hanno costi contenuti e permettono di aumentare la capacità di stoccaggio e quindi di sopperire alle discontinuità di irraggiamento solare. In tal modo l?impianto inoltre può erogare potenza elettrica costante nell?arco delle 24 ore, indipendentemente dalla potenza radiante solare. Questa tecnologia è stata dimostrata essere un ordine di grandezza più economica delle alternative, ha un?alta efficienza e scarso impatto ambientale (i nitrati misti di sodio e potassio sono largamente usati in agricoltura).

BIBLIOGRAFIA

- A.A. Mills, R. Clift, ?Reflections on the?Burning Mirrors of Archimedes??, Eur. J. Phys. 13 (1992) 266.
- Soteris A. Kalogirou ?Solar thermal collectors and applications?, Progr. Energy Comb. Sci. 30 (2004) 231.
- Solar thermal energy production: guidelines and future programes of ENEA, ENEA/TM/PRESS/2001_07.

Riferimenti: Gli specchi di Archimede

http://www.ecros.it/software.htm

23 Dicembre 2005 Commenti chiusi

Abyss-web-server.zip Questo piccolo programma permette di creare sul proprio pc un server web ed inoltre di poter pubblicare sul web le proprie pagine create. Versione free
Riferimenti: http://www.ecros.it/software.htm

Palladium

23 Dicembre 2005 Commenti chiusi

Palladium: la Soluzione Finale secondo Microsoft e Intel
di Paolo Attivissimo

Nei computer del prossimo futuro potrà girare soltanto software autorizzato (indovinate da chi), in modo da offrire finalmente diritti digitali realmente protetti all’industria del software, del cinema e del disco. I primi prototipi sono già in vendita. Effetti collaterali trascurabili: l’eliminazione definitiva di Linux e delle libertà degli utenti

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Link di riferimento
msnbc.com/news…
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trustedcomputi…
1/200206040101…
cl.cam.ac.uk/~…
filmjerk.com/r…
wired.com/news…

I piani di Microsoft per il futuro dell’informatica sono stati rivelati in questi giorni con un’anteprima nelle pagine di MSNBC/Newsweek: in un’iniziativa denominata Palladium, Microsoft si è alleata con Compaq, HP, IBM, Intel e AMD per creare una nuova generazione di software da abbinare a processori nei quali saranno integrate direttamente potenti funzioni di sicurezza. Sicurezza realizzata non più soltanto a livello software, come adesso, ma anche a livello hardware, come nei sistemi militari.

L’obiettivo dichiarato è rendere più sicuro l’uso dei computer, che stando alle promesse di Microsoft diventeranno immuni ai virus, elimineranno lo spam, proteggeranno i nostri dati personali e consentiranno finalmente transazioni commerciali online sicure e l’avvio di servizi legali di distribuzione di musica e film attraverso Internet.

Una vera rivoluzione, insomma, che dovrebbe arrivare concretamente entro il 2004, quando uscirà la prossima versione di Windows (denominata provvisoriamente Longhorn) e saranno pronti questi nuovi processori, ma che sta già entrando nelle nostre case e nei nostri uffici. Il portatile Thinkpad T-30 di IBM è già acquistabile con un sottosistema di sicurezza conforme allo standard Palladium (noto più tecnicamente come TCPA). La X-Box è in sostanza una versione 1.0 di un PC dotato di Palladium, come ho descritto recentemente. Il sistema di attivazione di Windows XP, che richiede un nuovo codice di sblocco se si cambia significativamente il proprio hardware, è un esempio (solo software) di Palladium.

A prima vista, questa sembra la classica Ottima Idea che porterà benefici a tutti. Microsoft venderà una nuova versione di Windows, i produttori di hardware venderanno una nuova generazione di PC, e gli utenti della Rete, che da sempre reclamano sicurezza, finalmente navigheranno protetti.

Per capire perché in realtà Palladium è la materializzazione dei nostri peggiori incubi ci vuole una parentesi tecnica.

Come funziona Palladium/TCPA

Come descritto da Ross Anderson, dell’Università di Cambridge, in una FAQ ricca di dettagli, Palladium/TCPA si basa sul fatto che l’intera architettura del PC, anziché essere aperta e pubblica, viene blindata: la comunicazione fra i vari componenti (tastiera, dischi, monitor) è cifrata, proprio come fa (parzialmente) l’X-Box, e il PC si avvia partendo da un chip speciale il cui contenuto è cifrato.

Questo chip è un componente di monitoraggio che sorveglia costantemente lo stato del sistema e ne controlla il funzionamento (donde il nome Palladium, che non si riferisce all’elemento chimico ma all’omonima statua della dea Atena che sorgeva a Troia e proteggeva la città).

All’accensione, il chip verifica il contenuto della ROM di boot e, se è quello previsto dai creatori del chip, ne consente l’esecuzione; poi verifica che l’hardware installato sia costituito esclusivamente da componenti autorizzati. Infine il chip verifica la porzione iniziale del sistema operativo e ne consente il caricamento soltanto se è conforme a quanto previsto. A questo punto la palla passa al sistema operativo, che carica le proprie parti rimanenti e si incarica di verificare continuamente che le applicazioni eseguite siano a loro volta certificate come sicure.

Tutte queste verifiche e certificazioni consentono di avere un computer il cui stato è sicuramente conforme alle specifiche del produttore dell’hardware e del software. In altre parole, non può contenere modchip (i circuiti che si aggiungono adesso alle console per ampliarne le potenzialità) o programmi non autorizzati, che possano ad esempio intercettare un flusso di dati (un film o una canzone) per farne copie abusive. E’ una scatola chiusa nella quale non può entrare nessuno, neppure l’utente.

I sistemi anticopia introdotti finora sono sempre stati fallimentari perché basati esclusivamente sul software, che per natura è facilmente modificabile. Palladium, invece, usa anche hardware dedicato. Rispetto al software, decifrare e modificare l’hardware è enormemente più impegnativo, per cui questo sistema ha ottime possibilità di essere inviolabile non solo per l’utente comune ma anche per l’hacker più attrezzato.

L’utente come nemico

Questo modo di progettare computer ha delle conseguenze molto interessanti. Quella più ovvia è la fine della pirateria software, musicale e cinematografica domestica: se il flusso audio/video è cifrato lungo tutto il percorso all’interno del PC e oltretutto non è possibile installare programmi non autorizzati che lo registrino, come si fa a crearne copie abusive? Forti di questa garanzia, finalmente discografici e magnati di Hollywood potranno offrirci i loro prodotti via Internet, legalmente e (va da sé) a pagamento. Analogamente, i programmi saranno forse copiabili (per motivi di backup), ma non potranno essere eseguiti senza la relativa autorizzazione individuale.

La conseguenza meno ovvia è che lo stesso sistema consente ai suddetti discografici e magnati di decidere che cosa possiamo vedere e ascoltare, nonché quando e quante volte possiamo farlo. I programmi di lettura (il Windows Media Player, per intenderci) saranno scritti in modo da suonare soltanto musica autorizzata. Dite addio alla vostra collezione di MP3, anche se sono legittimamente tratti dai CD che possedete e avete pagato. E non pensate nemmeno di installare un altro programma meno schizzinoso (come WinAmp): non funzionerà, perché non è software autorizzato.

Applicando questa tecnologia al software, le conseguenze si fanno ancora più interessanti. Supponiamo che siate affezionati alla vostra copia di Office, che ha sempre funzionato ragionevolmente bene e conoscete a menadito, per cui non sentite il bisogno di spendere denaro per la nuova versione. Attualmente potete tenere Office sul vostro PC a tempo indeterminato. Ma con Palladium, all’uscita di Office 2004 Microsoft potrebbe bloccare l’esecuzione del vecchio Office sul vostro PC, obbligandovi ad acquistare la nuova versione. Benvenuti nell’era del software a tempo. Si prega di infilare un’altra monetina nella fessura, grazie.

In altre parole, tutto ciò che passa per il nostro computer sarà controllato da un sistema di autorizzazioni gestito dai produttori di musica, film, hardware e software. L’utente non avrà modo di autorizzare nulla. Potrà soltanto aprire il borsellino ogni volta che qualche pezzo grosso di Hollywood decide di rifarsi la Jacuzzi. L’utente è cortesemente pregato di pagare e tacere: anzi, per dirla con Ross Anderson, per imporre i diritti digitali su un PC è indispensabile trattare l’utente come un nemico.

La morte di Linux e Apache

Un’altra conseguenza di Palladium/TCPA: se sui futuri PC potranno girare soltanto programmi autorizzati, il software libero e quello gratuito sono spacciati. I codici di autorizzazione non saranno certamente gratuiti: c’è un’infrastruttura di certificazione da mantenere e qualcuno la dovrà pagare. Di conseguenza, nessuno potrà più offrire freeware, ad eccezione dei grandi gruppi commerciali che possono permettersi di lavorare in perdita pur di togliere l’ossigeno alla concorrenza. Il vivace sottobosco dei piccoli programmatori indipendenti, che ci hanno regalato programmi storici come il già citato WinAmp, il mitico PKZip, Napster, WinMX e infinite altre chicche, sparirà.

Fondamentalmente, ogni software scritto per Windows dovrà essere certificato. Da Microsoft, ovviamente: il che significa che spetterà a Microsoft decidere quali programmi sono degni di entrare nel suo regno blindato. Questo potere si presta a ogni sorta di abuso. E’ difficile pensare che Bill Gates autorizzerà WinAmp, o i lettori Divx, o qualsiasi suite di applicazioni per ufficio diversa da Office, quando sono in diretta concorrenza con i suoi prodotti.

E che dire di Linux? In teoria è possibile realizzare una versione di Linux compatibile con i computer blindati dall’architettura TCPA, ma in pratica quel che ne viene fuori è l’ombra del Linux che conosciamo adesso. Innanzi tutto ci vuole un filantropo che paghi la procedura di certificazione (ogni software autorizzato deve essere esaminato per garantirne la sicurezza) per ogni singola versione del kernel e per ogni componente aggiuntivo del sistema operativo. Addio, quindi, alle distribuzioni Linux stracolme di software gratuito. Addio, naturalmente, anche ad Apache, il server Web più diffuso del pianeta. Il movimento open source è completamente spiazzato.

Diventa poi impossibile compilarsi un kernel su misura (non sarebbe certificato e quindi eseguibile), installare una patch e più in generale contribuire allo sviluppo di Linux. La flessibilità e libertà che sono la linfa vitale del successo di Linux sono strangolate. Anche se tutti questi ostacoli venissero superati e si arrivasse alla distribuzione di pacchetti RPM con firma digitale compatibili con Palladium/TCPA, resta il fatto che se sui nostri PC c’è un chip che decide quali programmi possiamo eseguire e persino quali file possiamo aprire, non siamo più padroni delle nostre macchine. In sostanza, Microsoft, IBM, HP e tutta l’allegra brigata del TCPA sono root sui nostri computer a casa e in azienda.

E in più, tanto per gradire, hanno debellato ogni altra possibile concorrenza presente e futura. Molto, molto astuto.

Compromessi ingannevoli

Chi se ne frega, potrebbero dire in molti. Se quattro sfigati devono rinunciare a Linux in cambio della sicurezza planetaria, pazienza, ne vale la pena. E poi perché dovremmo installare altri programmi sul nostro PC, quando Microsoft include già tutto quello che ci serve?

In fin dei conti, la separazione fra hardware e software nei computer è un’anomalia che in tutti gli altri apparecchi in casa e in ufficio non esiste. Quando acquistiamo un cellulare, un microonde, un videoregistratore, una Playstation o una telecamera, non pretendiamo di potervi installare un software alternativo; e grazie a questa integrazione fra hardware e software, questi apparecchi non vanno in crash come i PC. Forse sono dunque i PC ad essere stati progettati male, e Palladium rimedia a questa anomalia.

Il problema è che Palladium/TCPA non è concepito per proteggere noi utenti come ci vogliono far credere: è concepito per tutelare gli interessi dei produttori di hardware, software e media. Per esempio, è vero che un computer TCPA non eseguirà un virus (sarebbe software non certificato), ma non farà nulla contro un worm o una semplice pagina Web che contenga script che sfruttano una falla del sistema operativo. Non ci proteggerà dai furti dei codici delle carte di credito, che usano meccanismi su cui il TCPA non ha alcun effetto. Non ci proteggerà contro i crash delle applicazioni che ci fanno perdere ore di lavoro: il fatto che un programma sia certificato non ne garantisce affatto la robustezza. Per contro, consentirà alle industrie del software, del disco e del cinema di mungerci a loro totale piacimento. Proteggerà loro contro ogni tentativo di difendere i nostri diritti.

Diritti fondamentali

Quando parlo di ?diritti? non mi riferisco soltanto al diritto di riversare su cassetta un CD regolarmente acquistato o di acquistare un DVD mentre si è in vacanza all’estero e vederselo a casa. Parlo anche di diritti un pochino più fondamentali.

Nell’intervista a MSN/Newsweek, Bill Gates pronuncia questa frase: ?Ci siamo avvicinati al problema pensando alla musica, ma poi ci siamo accorti che l’e-mail e i documenti sono ambiti molto più interessanti?. L’idea, insomma, è di applicare le protezioni di Palladium non solo a musica, video e software, ma anche ai documenti.

Gli esempi proposti nell’articolo sono rassicuranti: l’utente potrà scrivere e-mail che soltanto le persone autorizzate potranno copiare o inoltrare ad altri, e potrà creare documenti Word che saranno leggibili solo per una settimana. Tranquilli, ci viene detto, l’utente è sovrano.

Ma il meccanismo di Palladium funziona anche nell’altro senso. Una macchina Palladium può essere impostata in modo da bloccare l’accesso a pagine Web ritenute pericolose. Ad esempio, un pirata decide di mettere online una copia di un film, o un pedofilo pubblica la propria collezione fotografica di brutalità. Invece di perdere tempo con costose cause e indagini internazionali, è possibile riprogrammare da remoto tutti i computer Palladium in modo che non possano accedere a questi siti. Per restare al passo con i pirati, infatti, le autorizzazioni di Palladium sono gestite tramite server centrali e sono revocabili e aggiornabili in qualsiasi momento.

E’ un sistema molto efficiente, ma chi lo controlla? Usare Palladium significa togliere l’amministrazione della giustizia ai tribunali e metterla nelle mani delle aziende. Supponiamo che io scriva sul Web qualcosa di sgradito a Microsoft: chi mi dice che l’azienda di Redmond non userà Palladium per oscurarmi? Se qualcuno pubblica una brutta recensione dell’ultimo disco di Celine Dion, la Sony otterrà un’ingiunzione per usare Palladium per bloccarla? Se qualcuno rivela che il prossimo film di Star Trek è una boiata colossale, la Paramount lo zittirà? Se le mie idee politiche o religiose sono sgradite nel mio paese, il governo ordinerà ai server di Palladium di farle sparire dal Web?

La tentazione è forte, anche perché il sistema è rapido e indolore. Niente tribunali, niente cause, niente avvocati: due comandi su un terminale, e il gioco è fatto. Gli utenti Palladium non si accorgeranno neppure della censura. Non sapranno mai che è avvenuta.

Il finto pulsante di spegnimento

Va detto che secondo le specifiche del TCPA tutte le sue funzioni sono disattivabili dall’utente, che è libero di avviare il proprio PC nella maniera tradizionale. Questa facoltà è sicuramente stata introdotta per tranquillizzare gli utenti preoccupati delle proprie libertà, ma in realtà è un’operazione di facciata.

Avviando il PC senza TCPA, non potrete usare nessuno dei suoi programmi certificati. Potrete forse far girare programmi non certificati (quelli attuali, per esempio), che però non riusciranno a comunicare con le periferiche, che per motivi di protezione del copyright si aspetteranno soltanto dati certificati. Se così non fosse, potreste stamparvi un libro scaricato da Internet oppure masterizzarvi un CD.

Le cose peggiorano ulteriormente quando cercherete di andare sul Web. Se il sistema prende piede, in nome della sicurezza i siti Web commerciali rifiuteranno le connessioni dagli utenti che non usano macchine protette da Palladium. Questo costituirà un grande incentivo ad acquistare queste nuove macchine, il cui numero crescente spingerà sempre più siti ad abbracciare Palladium, creando un effetto valanga identico a quello ottenuto nei browser da Internet Explorer: già ora molti siti non sono visitabili con browser diversi da quello Microsoft.

Occasione da non perdere

Per le grandi aziende, Palladium è davvero la Soluzione Finale: Linux e Apache eliminati, pirati dei media debellati, i programmatori indipendenti sul lastrico. Chi controlla Palladium controlla tutti i computer e, dietro gentile richiesta, controlla anche la libertà di lettura. Un quadretto desolante.

Considerati i nomi e i capitali che appoggiano l’iniziativa Palladium/TCPA, sembra che ci si debba arrendere all’inevitabile. Soprattutto dopo gli eventi dell’11 settembre, c’è un’insensata corsa mondiale ad abbracciare incondizionatamente qualsiasi tecnologia che prometta anche vagamente di darci maggiore sicurezza. E’ fondamentale, invece, distinguere fra sicurezza reale e paccottiglia commerciale.

Lottare contro questo abominio si può: lo abbiamo già fatto con successo in passato con il famoso numero di serie unico annidato nei Pentium III e poi rimosso a furor di popolo dalle generazioni successive. Il primo passo di questa lotta è diffondere la consapevolezza del problema. Questo è il mio piccolo contributo in proposito.
Riferimenti: Palladium

commercial versions dish/Stirling, power generators

22 Dicembre 2005 Commenti chiusi

Dish Stirling Systems Near Commercialization Schlaich Bergermann und Partner (SBP) of Stuttgart, Germany, and Science Applications International Corporation (SAIC) of San Diego, CA, USA are currently testing pre-commercial versions of their solar, dish/Stirling, power generators “with an eye to” fielding commercial systems within the next 3 to 5 years. A dish/Stirling system operates by tracking the sun and reflecting sunlight to the focus of the dish where it is absorbed in a thermal receiver. The heat absorbed by the receiver is then transferred to the Stirling engine where it is converted to mechanical power, turns an alternator or generator, and produces electrical power. The most likely applications for the initial dish/Stirling systems are for remote and small village power.

CONCENTRATORI PARABOLICI LINEARI

21 Dicembre 2005 Commenti chiusi

CONCENTRATORI PARABOLICI LINEARI

energiazzurra

21 Dicembre 2005 Commenti chiusi

http://www.la220.it/energiazzurra/scheda.php?menu=2&id=8&app=tutti&pos=2

Caro Beppe,

21 Dicembre 2005 Commenti chiusi

Caro Beppe, sono un ing. nucl. indirizzo impianti (conta!) classe 1952 (conta?), tesi all’Euratom su un’abitazione ‘autonoma’ a 2.000 metri di quota! Già al quart’anno ci era chiaro che a tutto avremmo potuto risponder ‘subito’ (!!!) tranne che al problema delle scorie e che quindi DUE fossero i motivi per abbandonare il nucleare ‘per ora’: il primo la maturità e l’onestà intellettuale dei gestori (tecnici e politici, i primi messi lì dai secondi -come nelle cliniche e nelle università del resto- e tutti con in mente il proprio ‘particulare’ e non il bene di tutti, progenie compresa; allora si valutava che solo i crucchi tedeschi avessero la serietà, il senso del ‘servizio’ nelle cariche pubbliche e la cultura ‘gestionale’ in grado di condurre e mantenere in efficienza un’impianto) ed il SECONDO il fatto che avevamo anche l’idea di come evitare di produrle quelle scorie ma dovessimo ancora terminare dei progetti nuovi. Una leggenda voluta dai barbari americani invece il ‘credo’ imposto che il nucleare dovesse avere i limiti che tuttora ha nella gran maggioranza degli impianti in esercizio. Non creder che dimensione, costi (tutti esclusi quelli ‘nascosti’ delle scorie), sicurezza ed impatto ambientale (esclusi…) non sian da decenni ampiamente risolti anche in realizzazioni ‘commerciali’: è solo una prepotenza dei barbari imporre con l’uso anche della violenza estrema il ‘nuovo petrolio’ di cui anche vorrebbero il monopolio: l’uranio ‘arricchito’ (e guai a chi se lo arricchisce!) polverizzando ogni tecnologia alternativa, economica, semplice, alla portata dei Paesi emergenti. Su queste basi è intellettualmente GIUSTO segare il nucleare. Non lo sarebbe più se POTESSIMO adottare i reattori autofertilizzanti raffreddati a piombo (vedi un aggiornamento su Le Scienze marzo 2005) e che digeriscon di tutto, a cominciare dalle scorie degli altri (appetibili concentrati di energia inespressa ma irrefrenabile, in fondo!) per continuare con il torio eventualmente al posto dell’uranio, di cui è tanto più diffuso. Come a dire un inceneritore che cava energia dal pattume e che, in mancanza, brucia torba o qualsiasi altra cosa non sia un distillato d’energia. Riguardo ai fossili ed alle radiazioni poi, ricordo troppo male per citarli i dati impressionanti delle radiazioni nucleari emesse dagl’impianti a combustibile fossile ma sappi che quando si cava dal sottosuolo qualsiasi cosa, pietre pel calcestruzzo comprese, ci si tira dietro almeno il radon (da cui la raccomandazione d’arieggiare gli ambienti chiusi soprattutto sotterranei nelle case) e che estraendo e bruciando combustibili fossili (carbone in testa) si liberano nell’ambiente circostante materiali radioattivi in quantità di parecchi ordini di grandezza maggiori della peggiore delle centrali russe. La prima delle conclusioni ‘generali’ della mia tesi era che il maggior ‘ritorno’ da un investimento volto a ‘bilanciare’ il bisogno d’energia venisse dal RISPARMIO, in testa l’isolamento termico, dove contener lo spreco costava assai meno che aumentar la disponibilità; una ‘scoperta’ impressionante per chi ‘credeva’ d’essere indispensabile (noi tutti avevamo il ‘fuoco’ dei salvatori del mondo dopo il 1973, c’era del sincero idealismo e tuttora ci sarebbe, ad ‘America’ piacendo! Il genio poi… No, non fatecele progettare nel dettaglio, costruire, figurati, e men che meno gestire, ma ideare soprattutto ed impostare il progetto.. lascia fare, siam dei grandi!). Come per le auto però, dopo aver ridotto dell’80% il loro uso a spese di un probabile 20% di disagio, direbbe Wilfredo Pareto, che Dio l’ascolti, qualcosa si dovrebbe pur produrre, e sarei davvero disonesto intellettualmente se, tenendo per me quel che so anziché tentar di spiegarlo a rischio di incomprensioni, dicessi che un BEL nucleare sarebbe sia la soluzione delle scorie vecchie che una gran bella soluzione, elegante, pulita, sicura, non invasiva e democratica (salvo che non comperare petrolio ed uranio arricchito dagli u.s.a. venga considerato terrorismo e come tale motivo d’esportazione della democrazia, come pare ora si chiamino le guerre, mi tocca di cambiare il dizionario, poveri soldi miei!) non meno delle altre, idroelettrico, geotermico, solare ed eolico, nessuna delle quali dovrebbe mai cancellare le altre. E non è finita qui, di energia ne circola a bizzeffe nelle forme più esotiche, il vero problema è di CAPIRE: che belle le lezioni ‘ecologiche’, che potenza i modelli che già ci insegnavano (Kyoto non venne dal nulla) ‘a porte chiuse’, ché i migliori professori rischiavano persin la vita (vedi il caso Ippolito!) affrontando equanimemente la modellizzazione degl’ecosistemi ‘al di là’ delle conclusioni anche pericolosamente paralizzanti, almeno fino a nuove soluzioni, cui avrebbero portato. Il mare d’Aral è stato prosciugato dai miei colleghi russi; non lo volevano ma non l’avevan previsto, s’eran mossi prima di capire (o li avevan spinti…) la diga di Assuan è una barzelletta, ma noi… sapevamo! E sappiamo quel che NON sappiamo e VOGLIAMO SAPERE, poter studiare, e… poter DIRE, perché la cultura condivisa (siamo in sintonia perfetta) è l’unica nostra fuga in avanti!

Le sette sorelle

21 Dicembre 2005 Commenti chiusi

Le sette sorelle era il termine con cui ci si riferiva alle sette principali compagnie petrolifere del mondo. Tre di queste compagnie derivavano dallo smembramento della Standar Oil deciso dal governo americano (USA), in ossequio alle leggi anti-trust.

Esse sono:

* Standard Oil of New Jersey. Successivamente trasformatasi in Exxon, ora ExxonMobil
* Royal Dutch Shell Anglo-Olandese
* British Anglo-Persian Oil Company. Successivamente trasformatasi in British Petroleum (BP)
* Standard Oil of New York. Successivamente trasformatasi Mobil ora ExxonMobil
* Texaco. Successivamente fusa con la Chevron per diventare ChevronTexaco
* Standard Oil of California (Socal). Successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco
* Gulf Oil. In buona parte confluita nella Chevron

Le “Sette Sorelle” sono le sette grandi multinazionali del petrolio nate per lo più alla fine dell’Ottocento ad opera di alcuni famosi petrolieri.

L’americano Rockefeller, commerciante di kerosene di New York, fonda nel 1882 lo Standard Oil Trust da cui nel Novecento nasceranno Mobil, Exxon, Chevron, Arco, Conoco.

Alfons Rothschild, banchiere parigino, fonda nel 1886 fonda la Caspian and Black Sea Petroleum Company (Bnito).

Il danese Ziegler trova il petrolio a Sumatra e nel 1890 fonda la Royal Dutch, finanziato da Guglielmo III.

I fratelli Samuel, inglesi, nel 1890 fondano la Shell, che ha il controllo di fonti petrolifere e di una flotta di petroliere, e avviano attività commerciali nella zona del Caspio.

Gli americani Guffey a Cullinan fondano la Texaco1, in Texas.

Nel 1900 in Texas i soci Guffey e Galey finanziati dai banchieri Mellon fondano la Gulf Oil Corporation.

Nel 1900 la Burmhan Oil, società scozzese che lavora in Birmania, inizia a operare in Mesopotamia e in Iran. Da questa esperienza nasce la Anglo-Persian (poi British Petroleum
Riferimenti: Le sette sorelle

sette Sorelle

21 Dicembre 2005 Commenti chiusi

sono un dottore in Fisica…. e da poco ho ricominciato ad interessarmi di energia.

Per quanto il mio attuale “Mestiere” sia legato all’imprenditoria informatica, molto lontano dal tema dell’Energia, ti cheidevo se non avessi cominciato ad interessarti all’argomento “FUSIONE FREDDA”.

Su molti siti in varie lingue l’attenzione è oramai portata all’estremo.
Ti consiglio, se non lo hai ancora fatto, di iniziare ad informarti sul problema legato alla disinformazione voluta dalle “sette Sorelle” sull’argometno in questione.

posso inviarti link utili e testimonianze che non possono essere trascurate. Quello che sta accadendo è di rilevanza MONDIALE e non può lasciarci indifferenti.

Ma devi anche sapere che lo stesso argomento è stato trattato più volte in vari contesti mediali e dagli stessi occultato prontamente.

saluti

PS: ecco i link
www.disinformazione.it

http://disinformazione.it/eugenemallove.htm/