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Archivio Novembre 2005

Giovanni

18 Novembre 2005 Commenti chiusi


In sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera. Non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere. La sicilia ha fatto del clientelismo, una regola di vita. La mafia finisce per far apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino.
Riferimenti: strage di capaci

skifo kola

17 Novembre 2005 Commenti chiusi


>INTERESSANTE
>
>LA DOMANDA E’: “Vorresti un bicchiere d’acqua o uno di Coca Cola?”
>Leggere fino alla fine …… meditare e diffondere, grazie.
>ACQUA
>Un bicchiere d’acqua toglie la sensazione di fame durante la notte per
>quasi 100 % delle persone in dieta
>È quanto dimostra uno studio dell’università di Washington
>La mancanza d’acqua è il fattore N° 1 della causa della fatica durante il
>giorno.
>Studi preliminari indicano che da 8 a 10 bicchieri d’acqua al giorno
>potrebbero alleviare significativamente i dolori di schiena e nelle
>giunture nell’80 % delle persone che soffrono di questi mali.
>Una semplice riduzione del 2% di acqua nel corpo umano può provocare
>incoerenza nella memoria a breve termine, problemi con la matematica e
>difficoltà nel focalizzare lo schermo del computer o una pagina stampata.
>Bere 5 bicchieri d’acqua al giorno diminuisce il rischio di cancro al
>colon del 45 %, può diminuire il rischio di cancro al seno del 79 % e del
>50 % la probabilità che si sviluppi nella vescica.
>Tu stai bevendo la quantità di acqua dovresti, tutti i giorni?
>
>COCA COLA
>In molti stati degli USA le pattuglie ferroviarie caricano due galloni di
>Coca Cola nel portabagagli per usarli nella rimozione di sangue sulla
>strada dopo un incidente.
>Se si mette un osso in un contenitore con Coca Cola l’osso di dissolverà
>in 2 giorni.
>Per pulire il Water: versarvi una lattina di Coca Cola e lasciar
>”riposare” un’ora poi tirare l’acqua.
>L’acido citrico della Coca Cola rimuove le macchie nelle stoviglie.
>Per togliere macchie di ruggine dal paraurti cromato delle auto strofinare
>il paraurti con un pezzo di foglio di alluminio, (quello che si usa per
>incartare gli alimenti), bagnato con la Coca Cola.
>Per ripulire oggetti corrosi da perdite di batterie di automobili versarvi
>sopra una lattina di Coca Cola e lasciarla sulla corrosione.
>Per poter togliere una vite corrosa applicarci sopra uno straccio bagnato
>di Coca Cola e lasciarlo per qualche minuto.
>Per togliere macchie di grasso dai vestiti versare una lattina di Coca
>Cola nella lavatrice con i panni sporchi di grasso, aggiungere il
>detersivo. La Coca Cola aiuterà a togliere le macchie di grasso.
>La Coca Cola aiuta anche a pulire il parabrezza delle automobili.
>Per nostra informazione:
>L’ingrediente attivo nella Coca Cola è l’acido fosforico.
>Il suo PH è 2,8 e dissolve un’unghia in 4 giorni circa.
>L’acido fosforico inoltre ruba il calcio delle ossa e è il maggior
>contribuente all’aumento dell’osteoporosi.
>Alcuni anni fa si fece una ricerca in Germania per ricercare il perché
>dell’apparizione dell’osteoporosi nei bambini a partire dai 10 anni (pre
>adolescenti).
>Risultato: eccesso di Coca Cola, per mancanza di controllo dei genitori.
>I camion che trasportano la Coca Cola vengono identificati con la scritta
>MATERIALE PERICOLOSO che è riservata per il trasporto di materiali
>altamente corrosivi.
>I distributori di Coca Cola usano la Coca Cola per pulire i motori dei
>loro camion da almeno 20 anni.
>Ancora un particolare: La Coca Light è stata considerata sempre più per i
>medici e i ricercatori come una bomba ad effetto ritardato per colpa della
>combinazione Coca + Aspartame, sospettata di essere la causa del Lupus e
>dei dolori degenerativi del sistema nervoso.
Riferimenti: skifo kola

Spirito emergente

13 Novembre 2005 1 commento

nello scorrere di questa mia vita
mai ho incontrato tanta energia positiva,calda ed irrompente
d’un tratto il niente diventa tutto…
e il tutto diventa niente.
e tale emozione entra nella mente e nell’animo di chi sà percepire.
io ho percepito…
Riferimenti: Spirito emergente

Falluja, armi proibite: perciò la Sgrena doveva morire

12 Novembre 2005 3 commenti


Dopo l’atroce battaglia di Falluja, l’armata americana vi è entrata con bull-dozer e autobotti. I bull-dozer hanno cominciato a scorticare il terreno tutto attorno ai crateri di esplosione delle loro bombe. Hanno asportato accuratamente 200 metri quadri di terreno attorno ad ogni cratere, caricato la terra su autocarri e l’hanno portata in località sconosciuta (1). La stessa cosa hanno fatto con alcune delle case bombardate. Hanno abbattuto gli edifici e portato via il materiale. Queste operazioni sono state compiute soprattutto nei quartieri di Julan e di Jimouriya, teatro dei più feroci scontri, ma anche a Nazal, Mualmeen, Jubail. Attenzione, solo “alcune” case sono state demolite. Quelle dove erano cadute le “bombe speciali” usate dagli americani. Le stesse che avevano formato i crateri accuratamente ripuliti.
Di che bombe si trattava? Tutti gli abitanti di Falluja che erano ancora in città durante i raid le hanno descritte così. “Facevano una colonna di fumo a forma di fungo. Poi, piccoli pezzi cadevano dall’aria, con una coda di fumo dietro ogni pezzetto”. Cadendo, questi “pezzetti” esplodevano con grandi fiammate che “bruciavano la pelle della gente, anche quando vi si gettava sopra dell’acqua. Molti hanno sofferto tanto per questo effetto, combattenti non meno che civili”. E’ la descrizione esatta degli effetti di bombe al fosforo, molto usate dai liberatori anglo-americani contro Germania e Giappone. Ma vietate dalle convenzioni internazionali, e perciò sostituite dagli Usa con l’invenzione del Napalm, mistura gelatinosa e adesiva di celluloide sciolta in benzina che ha il “vantaggio”, come il fosforo, di appiccicarsi alla pelle mentre brucia, ed è molto più economico (brevetto Dow Chemicals). L’uso del fosforo però è più “efficiente” se lo scopo è di ridurre corpi umani a tizzoni ardenti carbonizzati, con un effetto terroristico aggiuntivo.
L’uso di queste armi è un crimine contro l’umanità. Ecco perché, dietro ai bull-dozer, il Pentagono ha inviato anche grosse autobotti: le quali hanno “lavato” con potenti getti forzati tutti i muri o quel che ne restava in piedi, evidentemente per dilavare il fosforo. E’ il tentativo di coprire il crimine, di farne sparire le tracce.
Ciò potrebbe spiegare anche parte della sciagurata avventura di Luciana Sgrena. Come si ricorderà, la giornalista stava andando a un appuntamento con alcuni profughi di Falluja quando fu, molto opportunamente per i criminali di guerra, “rapita” da “insorti”. Altrimenti avrebbe potuto raccontare di quelle bombe al fosforo, cosa che non hanno mai fatto “i grandi giornali” neocon, come il Corriere della Sera o il New York Times. Lo stesso discorso si può fare per la francese Aubenas di Libèration: sempre giornalisti di piccoli giornali no-global poco controllabili dalla nota lobby.
Naturalmente, la Sgrena non ha saputo nulla: ha recitato la parte che le è stata assegnata, “drammatizzando” in video, e ascoltando i suoi rapitori ripetere che in Irak “non vogliono nessuno”, nemmeno, anzi specialmente, giornalisti simpatizzanti con la guerriglia; frasi che acquistano un senso illuminante, se attribuite a “terroristi” dal Pentagono. La sua tentata uccisione dopo la “liberazione” con riscatto pagato dai contribuenti ai cosiddetti “insorti” può essere interpretata forse come “una lezione” da dare agli italiani. E va ascritta anche ad errori da parte italiana. Il primo dei quali è non voler capire chi è, in Irak, il nemico principale.
Riferimenti: Falluja, armi proibite: perciò la Sgrena doveva morire

J.TNX

10 Novembre 2005 Commenti chiusi

J.TNX

Percorrendo le lastricate e tenebrose vie dell’esistere, un giorno soffermai il mio sgardo ultra ottantenne verso il mio passato africano, e ripensai al mio vissuto.
Nacqui in un mattino di dicembre, in una periferia del corno d’Africa. Non conobbi mai mia madre e mio padre. Fui da sempre in compagnia d’una rumorosa solitudine. La guerriglia mi prese sin da subito sotto il suo protettorato. Ricordo che ancora riuscivo a malapena a tenere allineati i kili pesanti del mitragliatore russo con le mie manine settenarie, e ricordo ancora gli occhi intrisi di lacrime del ragazzo di colore poco più grande di me a cui tolsi la vita per la prima volta. Il mio futuro da guerrigliero crebbe a dismisura, trasformandomi in pochi anni in predatore drogato di sangue. A 10 anni avevo all’attivo più di cento uccisioni. Non conobbi mai l’amore. Venni innaffiato costantemente da odio e disprezzo per la vita. Nella mia tenda, assieme agli altri assassini, scrutavo giorno dopo giorno tutti i tagli che per punizione mi infliggevano quasi costantemente. Ciò accadeva perchè mi rifiutavo di stuprare e sventrare con il coltello le pance delle donne dei guerriglieri nemici. Una parte di me non voleva perdere quell’ultimo brandello d’umanità ancora rimasta. Ricordo che l’ultima volta che rifiutai di eseguire l’ordine, il capo della guerriglia mi ficcò per punizione la canna del mitragliatore nell’ano, mentre accanto a me lo stupro e il relativo omicidio si consumava nella più assoluta indifferenza. Mi tennero senza cibo e senza acqua per 6 giorni. Ma io resistetti, e continuai a vivere anche quando i dolori allo stomaco facevano presagire una morte lenta ma inesorabile. Poi il capo della nostra guerriglia fu ferito a morte in un imboscata, e chi prese il suo posto, anche se sempre assassino, aveva negli occhi un briciolo d’umanità. In pratica mi salvò da morte certa rimettendomi sul campo di battaglia creato ad arte dai confini artificiali imposti dalle potenze coloniali, confini che hanno spezzato l’unità dei territori delle varie popolazioni ed etnie. La guerra fredda trasformò questa regione, confinante col Golfo persico e prossima ai giacimenti petroliferi, in una zona strategicamente importante per il controllo delle vie marittime. I conflitti sono stati inoltre alimentati dai «signori della guerra» che hanno incoraggiato gli estremismi per mantenersi al potere. Spesso si tende erroneamente a pensare che l’atrocità più grande commessa da un popolo in guerra sia attribuibile al nazismo, ma se i miei occhi potessero proiettare quello che ho visto commettere..beh…forse dovremmo riformulare tale pensiero. Negli anni che vennero, feci la spola fra Angola, Sierra Leone, Congo, Sudan e Liberia. Ovunque andassi partecipavo a battaglie alimentate dalla lotta per controllare diamanti, legname pregiato, oro, minerali rari e petrolio. Mentre attorno a me migliaia di uomini donne e bambini morivano pelle e ossa coperti dalle mosche e dalle zanzare, poco più in la si estraevano tutti que minerali pregiati che avrebbero potuto, in un sol giorno, sfamare e dissetare l’intero continente Africano. Poi qualcosa accadde. Un giorno, quello che consideravo il mio assassino salvatore, mi costrinse con la forza a partecipare alla più atroce delle missioni. Accanto al notro quartier generale, c’era una pista diatterraggio. Una notte un aereo cargo statunitense atterrò. Il giorno dopo, 30 di noi salirono su un camio, assieme ad una quindicina di medici. La destinazione era un vicino villaggio di contadini. Quando ce ne andammo, le campagne erano cosparse di cadaveri di bambini svuotati degli organi interni, accuratamente stoccati in borse termiche. L’aereo il giorno dopo decollò col suo orrendo carico biologico. Ed io, era come fossi stato violentato ripetutamente e senza sosta per decenni. Da li a poco sarei stato mutilato da una mina antiuomo, e lasciato al mio destino sul ciglio d’una strada. Ricordo che mentre credevo d’essere arrivato alla fine della mia esistenza riuscii per la prima volta a piangere. Avevo 14 anni, e stavo morendo dissanguato. Mi svegliai in un ospedale da campo senza le gambe ma vivo. Non seppi mai come arrivai in quel luogo. So solo che da allora non smisi mai più di piangere per le atrocità che la mia terra continuava a subire dall’occidente.
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Ogni anno 5 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono di fame. Le persone che soffrono per la malnutrizione aumentano al ritmo di 4 milioni all’anno. Otto anni dopo la promessa fatta ad un vertice nel 1996 poche persone sono state liberate dalla morsa della fame ed il numero delle persone malnutrite, dopo essere calato ai primi degli anni 90, sta salendo di nuovo. Nel biennio 2000-2002, sono risultate sottoalimentate 852 milioni di persone: di queste 815 milioni vivono nei paesi sottosviluppati, 28 milioni in quelli in via di sviluppo e 9 milioni nei paesi industrializzati. Lo documenta il rapporto del 2004 su “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo”, elaborato dalla Fao. “Il numero di affamati resta troppo alto, i progressi inspiegabilmente bassi e il prezzo delle vite rovinate e delle risorse sprecate incalcolabilmante alto” – afferma Lynn Brown della Banca mondiale in una prefazione alla ricerca.

Dati drammatici che svelano il volto della “globalizzazione” e si aggiungono a quelli presentati nei giorni scorsi dall’Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO) che segnalano l’aumento della disoccupazione nel mondo e come la metà dei lavoratori, cioè 1 miliardo e 400milioni di persone, guadagni meno di due dollari al giorno mentre ben 550 milioni di persone sono costrette a sopravvivere con una “paga” di meno di un dollaro al giorno, al di sotto della soglia di povertà.

Secondo la Fao, la malnutrizione è la causa di almeno la metà di circa “cinque milioni di decessi registrati al mondo ogni anno tra i bambini di meno di cinque anni”. Non solo: ogni anno oltre venti milioni di bambini sono sottopeso alla nascita e questo fa di loro, se sopravvivono, adulti con ridotte capacità lavorative e di sostentamento. “Su scala planetaria, ogni anno in cui non si faranno progressi sul fronte della fame, provocherà nuovi decessi e invalidi. Questi, a loro volta, costeranno ai paesi sottosviluppati 500 miliardi di dollari” – scrive il direttore generale della Fao, Jaques Diouf, nell’introduzione al rapporto.

La Fao sottolinea che il numero di persone che soffrono per la malnutrizione nel mondo continua ad aumentare nei paesi in via di sviluppo, mentre gli investimenti per combattere il fenomeno si fanno relativamente modesti a paragone con i benefici che verrebbero dalla sua eradicazione. La scarsa disponibilità di risorse alimentari costa ai paesi in via di sviluppo centinaia di miliardi di dollari in termini di produttività. Per la prima volta, infatti, la Fao si sofferma a calcolare “i costi sorprendenti” della malnutrizione in termini di vite umane, ma anche di perdite economiche, “che non faranno che aumentare se non si invertirà la tendenza”.

Il rapporto afferma che, senza i costi diretti cui la società deve far fronte per i danni causati dalla fame, ci sarebbero più fondi a disposizione per combattere altri problemi sociali. “Una stima molto approssimativa indica che questi costi diretti ammontano a circa 30 miliardi di dollari l’anno – cinque volte più della somma destinata finora al Fondo mondiale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi ed alla malaria”. Ci sono, inoltre, i costi indiretti della produttività e degli introiti non realizzati. Secondo quanto contenuto nel rapporto, tollerare, ad esempio, gli attuali livelli della malnutrizione infantile genererà perdite di produttività e di reddito oltre la durata della vita dei bambini che ne soffrono, tra i 500 e i 1000 miliardi di dollari al valore corrente.

Una situazione è ancor più inconcepibile se si pensa che ogni dollaro investito nella lotta alla fame frutta da cinque a 20 volte tanto in termini di sviluppo futuro. Per la Fao, però, gli sforzi attuali sono insufficienti a raggiungere gli obiettivi fissati dal Vertice mondiale per l’alimentazione, tenuto a Roma nel 1996, di ridurre della metà, da qui al 2015, il numero dei morti per fame nel mondo.

L’unico spiraglio di speranza nel rapporto è la constatazione che 30 paesi, che contano tutti insieme metà della popolazione delle zone in via di sviluppo, hanno mostrato “che progressi rapidi sono possibili” poiché “sono riusciti a ridurre la malnutrizione del 25 per cento negli anni ’90″. Cina e India sono stati i paesi che hanno raggiunto i risultati migliori, contribuendo a migliorare le statistiche mondiali. Cambiamenti ci sono stati anche nei paesi più arretrati dell’Africa subsahariana, ma ancora troppo pochi. [GB]
Riferimenti: J.TNX